| The Poo ( @ 2009-10-26 14:50:00 |
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Il Suggeritore
Dato che ormai possiedo un diario tutto mio, ho deciso di riconvertire questo journal innanzitutto in pubblico (a meno che ovviamente non mi prenda la voglia di usarlo per un post mio :P ovvio), e poi di utilizzarlo per le recensioni. Libri, telefilm... ho voglia di tenermi in esercizio la penna, metaforicamente parlando, e uso questo journal per recensire. Piccola precisazione: le mie recensioni saranno tutte soggettive... o almeno credo. Le preferisco a quelle oggettive.
Sono una magnifica distratta :P potrei inavvertitamente spoilerare anche chi non vuole, per cui... d'ora in avanti, farò sempre tutto sotto cut.
E si inizia con...
Ho ricevuto questo libro per il mio compleanno, ci ho messo un po' a leggerlo perchè come al solito, non ho mai tempo libero. La maggior parte della lettura l'ho fatta durante i miei venti minuti quotidiani di stepper, e ho accuratamente evitato di leggerlo a letto come faccio di solito... il che devo dire, per me è una novità, ma il fatto è che questo libro mi ha messo angoscia dall'inizio fino alla fine.
Facciamo un passo indietro: parliamo di un thriller borderline col genere alla Thomas Harris, molto vicino al Silenzio degli Innocenti per tante cose, personalmente ci ho trovato parecchie analogie, a cominciare dalle protagoniste femminili. La trama principale segue le vicessitudini di un gruppo di agenti dell'FBI alla ricerca di un serial killer, Albert, che dopo essersi accanito con ferocia immotivata su cinque bambine, ne tiene in ostaggio una sesta in condizioni fisiche critiche. Mila, poliziotta specializzata nel ritrovamento di bambini scomparsi con un passato oscuro alle spalle, e il criminologo Goran Gavila affiancano gli agenti federali Boris, Stern e Sarah Rosa nelle indagini, e l'indagine si rivela ben presto mille volte più tetra e oscura di quanto potessero immaginare. Il tempo scorre inesorabile, scandito dai ritrovamenti dei cinque cadaveri mutilati che ogni volta sembrano condurre ad altre piste su cui non era mai stata indirizzata luce prima...
Ecco, questa a grandi linee è la trama. Gestita perfettamente, per carità, con uno stile impeccabile e una perfetta tenuta del ritmo. Non ho amato nemmeno per un secondo la storia e non sono riuscita ad affezionarmi a nessuno dei personaggi (forse solo a Boris...), eppure il libro con le sue mille sotto-trame e i suoi mille segreti mi ha attirata come una calamita, per cui rendo onore allo stile dell'autore. Molto personalmente, ho trovato i personaggi troppo... lanciati in corsa, sono interessanti e tutti dotati di un certo spessore, ma sembrano... mettiamola così: è come se il vero protagonista sia stata la vicenda in sè, per cui ho sepre avuto la sensazione che Mila, Goran e compagnia mi fossero lanciati in faccia da un treno in corsa, poi stava a me prenderli al volo o restare indietro. Può anche essere che in realtà non sia così, ma la sensazione che ho provato io è stata questa. Forse anche perchè, come dicevo prima, ho sentito troppo marcata la vicinanza allo stile di Harris, e mi sarei aspettata un Albert con maggiore spazio, influenzata dalle tredicimila sfaccettature del dottor Lecter (che amo e sempre amerò, indipendentemente dal fatto che sia interpretato da mio marito Gaspard Ulliel, o da sua altezza imperiale Anthony Hopkins). Albert, a ben vedere, compare per pochi istanti e scompare poco dopo, inghiottito dall'indifferenza, dal buio, e dai sussurri di cui è artefice perfetto.
Il Suggeritore è un libro inquietante perchè getta luce su cose inquietanti. Le tematiche oltre a essere oscure e tetre, mettono in risalto la natura perversa e profondamente egoista dell'uomo, secondo una visione cupa e pessimista dell'autore... che, ispirandosi a realtà purtroppo accadute veramente, forse con altri nomi ma con modalità affini, la dice lunga su quanto possa in fondo essere lontana questa sua visione della vita reale.
Albert non ha mai alzato un dito per uccidere le sue vittime, ma con una capacità a cui personalmente credo si lasci uno spazio descrittivo troppo esiguo, riesce a manipolare i più torbidi desideri di potere o feticismi di quelli che individua come suoi potenziali "discepoli" fino a trasformarli in carnefici che poi egli stesso punirà, orchestrando quel piano che alla fine porta a scoprire tassello dopo tassello quel puzzle di morte in cui ognuno ha messo la sua impronta.
La cosa in sè ha del mostruoso: questo fantomatico Albert agisce nell'ombra, con la sua voce carezzevole e i suoi consigli satanici che permettono all'indole dei suoi prescelti di riscoprire cosa significa liberare i propri torbidi desideri, quelli che tentano di tenere segregati nell'ombra, e che poi vengono fuori dirompenti e impietosi in tutta la loro orripilante e cieca forza assetata di sangue. Il pedofilo, il serial killer, il parassita, l'omosessuale innamorato della sorella, e infine il dottore che non voleva perdere i suoi affetti... ebbene si, perchè il colpo finale è proprio lui, Goran Gavila.
Goran è il criminologo che cerca di seguire le tracce di questo assassino, il padre affettuoso che corre a casa prima per ordinare la pizza col figlioletto, l'uomo dagli occhi grandi che si sente attratto da Mila, il leader del gruppo col suo carisma di Socrate maieutico, lui e le sue domande per arrivare a capirci qualcosa di come funziona la testa di un pazzo assassino...
...e poi è il mostro che ha ceduto alla semplice voce di un'audiocassetta, che si è lasciato travolgere dalle parole del male che lui stesso studiava e analizzava con la professionalità che gli competeva, e che è arrivato a rinchiudere moglie e figlio in una stanza fino a farli morire in quel modo atroce. Convinto, illusione che coinvolge anche il lettore, per tutta la trama di averlo davvero, quel bimbo che lo aspetta a casa. Di avere ancora una moglie fuori chissàdove a cui imputare la colpa di aver fatto soffrire lui e il piccolo Tommy.
Parere estremamente personale: Goran non sono riuscita a capirlo. Ma non sono riuscita a capire neppure Mila, eh. Però per lei è diverso... Mila ha subito il trauma del sequestro finito miracolosamente a lieto fine da bambina, ha la "scusante" per l'autolesionismo e per quella, come la chiama lei, incapacità di provare empatia nella quale in alcuni casi mi identifico a mia volta. Goran... Goran ha solo ascoltato delle cassette. Non ha nemmeno avuto la sfortuna, come gli altri, di incontrare dal vivo Albert e i suoi occhi grigi e accattivanti, lui ha solo sentito delle parole che per quanto ipnotiche... restano parole. Possibile siano state più forti dei colpi alla porta di madre e figlio che morivano di stenti in quella maledetta camera?
Goran è l'eroe decaduto che delude, la prova che qualsiasi uomo, anche il più onesto, sa essere un mostro. Goran sembra completamente pervaso della certezza che quell'aria che tiene in braccio non sia una sagoma immaginaria ma suo figlio, eppure è lucidissimo quando cerca di incastrare Boris al suo posto. Allora non l'avevi dimenticato quello che hai fatto, dottor Gavila?
In definitiva, credo che tutto il libro si riconduca a una visione molto pessimistica, e purtroppo in parte anche realistica, della vita umana: il male è dentro e fuori di noi, non si vede perchè è solo il sussurro del diavolo, mascherato da giacca e cravatta, dalla vita del borghesuccio con fedina penale immacolata che ogni notte si collega al sito internet dei pedofili, del poliziotto buono che si scopre un assassino. Eppure c'è, sussurra e appare come un guizzo di ferocia, poi sparisce nell'ombra e nel silenzio, esattamente come fa Albert, nell'indifferenza generale... perchè non si possono pagare gli straordinari agli inquirenti, d'altronde quell'uomo sembra talmente immacolato seppur maniaco della pulizia... e paf, il suggeritore è ancora una volta libero di fare ciò che vuole, di creare altri Goran Gavila e nessuno lo fermerà. Perfino Mila e il suo odio gli hanno voltato le spalle. Le bambine vengono sequestrate una dopo l'altra, a volte sotto gli occhi di altri adulti, ma nessuno se ne accorge. E su questo concordo: l'essere umano è tendenzialmente egoista, pensa alla sopravvivenza di se stesso e di chi gli è caro, ma finisce lì. E' vero, lo confermo e credo di essere diventata io per prima così. Ma la catena di dolore che si genera dall'indifferenza del prossimo in questo libro lascia abbastanza agghiacciati. E' la notizia che fa rumore al tg, ma che dopo tre giorni ha smesso anche di essere argomento da signore anziane sul pullman. Purtroppo è vero, è sempre così. Quello che mi sento di contestare, e francamente è una speranza, più che una certezza, è che ogni singolo essere umano possieda un così forte desiderio di uccidere che può sedare o meno: credo che esistano persone che vengono fuori con questa necessità, con questa stortura nell'animo che possono combattere o meno, ma non penso proprio che sia una costante di ogni singolo essere umano. Altrimenti la visione nera e tetra che lascia addosso la lettura di questo libro sarebbe realtà, e voglio sperare per questo mondo che non sia così.
Volendo tirare le somme, se dovessi dare un voto (soggettivo, eh!) a questo libro, sceglierei un 6.5: le descrizioni sono accurate, la vicenda è piena di colpi di scena (fin troppi...) e il ritmo è magnetico, ma il finale è semplicistico e un po' troppo cupo nel suo non essere un vero e proprio finale (praticamente conclude solo la disavventura di Sandra...), e i personaggi non sono caratterizzati secondo le mie preferenze. Interessante lettura, comunque.
Bene, adesso mi rimetto a studiare, anche se mi sento una cacca #___# invidiando Jo, che dopo il biscottino, s'è messa beatamente a dormire sul suo trespolo...
I feel
sick